Salviamo il progetto “A Scuola di Libertà”

Proposta di rimodulazione del progetto “A scuola di libertà”

Il progetto di confronto fra gli studenti e il mondo del carcere e delle pene “A scuola di libertà”, proposto con successo da diversi anni da parte della Conferenza nazionale Volontariato e giustizia, è stato portato a termine anche quest’anno in diverse scuole italiane prima dell’esplosione dell’emergenza Coronavirus, ma in alcuni istituti è stato realizzato solo parzialmente e in altri non è mai riuscito a partire.

Lo strumento delle videoconferenze ci permette oggi di ripensare il progetto al fine di realizzare incontri interessanti per le scuole che vorrebbero aderire, ma anche per quelle realtà di volontariato che fino a ieri non riuscivano a rispondere efficacemente alle richieste degli insegnanti di organizzare percorsi di educazione alla legalità in classe, con al centro la realtà delle pene e del carcere.

Se prima le singole associazioni proponenti il progetto organizzavano autonomamente incontri in classe con ospiti e volontari, tra cui anche persone ex detenute, vittime, familiari, ora la Conferenza sta pensando a come ridisegnare interamente il progetto per portarlo a termine in questa ultima parte dell’anno scolastico in corso.

Dopo un opportuno contatto preliminare con gli insegnanti interessati, l’idea è di attivare una serie di incontri della durata di un’ora e mezza (massimo due) con il coinvolgimento di ospiti nuovi, anche illustri, grazie alla possibilità offerta da internet di potersi collegare agevolmente anche a distanza.

Tra gli ospiti

Tra le persone che hanno già dato la loro disponibilità a partecipare a distanza ci sono:

  • Fiammetta Borsellino, figlia del ben noto magistrato ucciso da Cosa nostra nel 1992; Silvia Giralucci, figlia di Graziano ucciso dalle Brigate rosse nel 1974;
  • Deborah Cartisano, figlia del fotografo Lollò, sequestrato e ucciso dalla ‘Ndrangheta perché si era rifiutato di pagare il pizzo;
  • Giorgio Bazzega, figlio del maresciallo Sergio ucciso nel 1976 da un giovanissimo brigatista;
  • Claudia Francardi, moglie del carabiniere Antonio, morto dopo un’aggressione durante un controllo in servizio;
  • Francesca R., figlia di Tommaso ex esponente di spicco della ‘Ndrangheta e tra i partecipanti dal carcere di Padova del progetto “A Scuola di libertà”.

Proposta di adesione

Per le classi che non hanno fatto nessun incontro proponiamo un intervento “tradizionale” con un volontario e laddove possibile, una o più persone che hanno finito di scontare la pena per portare la loro testimonianza.

Per le classi che hanno già fatto almeno un incontro a scuola e/o in carcere proponiamo un confronto tra un ex detenuto e un familiare e/o una vittima di reato. Il tema è quindi il senso che dovrebbe avere la pena in una idea di giustizia “riparativa”.

Scambi di penna

Le persone detenute che verranno coinvolte scriveranno alcune lettere rivolte agli studenti per raccontare come vivono l’isolamento carcerario, chiedendo loro cosa avranno capito del carcere dopo questa esperienza di quarantena, in parte simile alla detenzione, che tutti stiamo facendo per colpa dell’emergenza sanitaria in corso. E dando loro anche “qualche suggerimento”, in quanto persone che di isolamenti ne hanno vissuti tanti.

Agli studenti chiediamo quindi di mandarci le loro riflessioni sugli incontri con le persone detenute e sulla attuale situazione di “autoisolamento” preventivo della società.

Come ha fatto Giulia, una studentessa del Liceo Marchesi

Di un’unica cosa sono sicura: lasciare le persone chiuse in una stanza senza poter uscire per mesi, anni è una tortura. Stiamo faticando tutti immensamente a rimanere a casa in questo tempo di emergenza nonostante sia una casa e non una cella, nonostante sia disponibile qualsiasi tipo di svago, avendo una famiglia accanto e in casa uno può fare ciò che vuole senza dover chiedere il permesso per qualsiasi cosa. Stiamo diventando tutti più nervosi, più stanchi, più insofferenti a questo tipo di vita e mi domando come possa una persona sopportare una prospettiva di vita che altro non è se non quattro mura bianche, una finestra e una porta sbarrate. Non voglio ripetere quello che è già più volte stato detto, le persone all’interno delle carceri hanno bisogno e hanno il diritto di poter fare delle attività, sia per un fattore psicologico sia per una questione pratica, una necessità di riscatto e crescita per il futuro reinserimento nella società”.

Concorso di scrittura

I testi che raccoglieremo parteciperanno al concorso di scrittura con le consuete modalità (partecipazione riservata agli studenti aderenti al progetto, produzione di un testo quale lettera, articolo o racconto da inviare a redazione@ristretti.it entro il 10 maggio).

I materiali raccolti da questa esperienza, molto complessa ma anche piena di stimoli alla riflessione sul senso della pena, costituiranno la parte più significativa della pubblicazione “A scuola di libertà” che faremo a conclusione del progetto.

Giornata finale

È difficile oggi ipotizzare una giornata finale per giugno ma stiamo pensando di organizzarla con le stesse modalità del progetto, ovvero in videoconferenza in due o tre puntate con la partecipazione di tutte le persone che hanno deciso di contribuire a “salvare” questo progetto (vittime, famigliari, detenuti, persone che hanno finito di scontare la pena, mediatori, operatori della giustizia).

Pubblicato da Francesca Valente

giornalista professionista

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