Il volontariato come soggetto e congiunzione

breve lettera inviata alla radio che trasmette nel carcere Dozza di Bologna

Ogni regione del nostro Paese ha un coordinamento di volontari che operano in carcere e come abbiamo deciso di incontrarci ad un livello ancora più alto, quello nazionale. Il volontariato, forte della propria esperienza all’interno degli istituti, sorretto dall’incontro con voi, persone recluse nelle carceri italiane, diventa così un soggetto, una rappresentanza che cerca di dare voce a quanto voi molte volte ci dite, ci chiedete o ci fate comprendere.

Oggi siamo fuori dagli istituti ma non siamo fuori dal mondo, o da quanto accade nel nostro Paese, dalla storia che poi è la storia di ognuno di noi, di migliaia di persone che vivono l’oggi chiusi, soli più che mai negli istituti di pena italiani. Così con lo stesso spirito che ha animato il nostro ingresso fino a due mesi fa, con l’ostinazione di chi ha imparato a non arrendersi davanti al primo “no”, oggi vogliamo tenere vivo il problema del carcere, il problemi della pena ai tempi del Corona virus e del dopo Corona virus.


In mezzo a tante difficoltà che il virus ha prodotto e sta producendo Non ci si deve dimenticare del luogo dove voi vivete nè lasciare al caso gli avvenimenti.

Questo oggi il compito che ci siamo dati” Fuori, ma dentro”.

Allora iniziamo a chiedere, così ha scritto la presidente della CNVG Ornella Favero, in una lettera aperta uscita in questi giorni, si sta pensando alla fase 2 in carcere? Quando? Come ? I colloqui diretti, gli ingressi delle attività, dello sport, del teatro, del volontariato come della società esterna? Quando, come?

I volontari ci sono.

Non astrattamente, ma con le proprie idee, la propria esperienza, la sensibilità di cittadini attenti e responsabili. Vogliono dare il proprio contributo. Il mondo del volontariato chiede, ad esempio, che diventi normalità quanto oggi rende possibili i contatti con le famiglie e con l’esterno. Un maggior numero di telefonate, i colloqui con skype, videoconferenze non devono essere solo l’eccezione.

No, non si deve tornare indietro.

Oggi anche voi sentirete spesso ripetere alla radio, in televisione “tutto non sarà più come prima” il mondo del lavoro dovrà cambiare, le nostre abitudini dovranno cambiare, la scuola cambierà il modo di fare didattica…. Eil carcere? e la pena ? si capirà che scontare la pena in carcere dovrà essere sempre più una modalità eccezionale, solo per certi reati, in certi casi. Vogliamo tornare al sovraffollamento di oggi ? No.

C’è un ventaglio molto ampio di pene alternative, di pene sostitutive, già ora. Si tratta di renderle possibili, di attivare le condizioni perché la pena possa essere scontata “fuori” con il controllo necessario, con affidamenti costruttivi, responsabilizzanti che sappiano creare, insieme alla persona, percorsi di reinserimento sociale e di trasformazione personale. Compito dei volontari è anche far crescere nella società, come in noi, la fiducia che un cambiamento è sempre possibile, non facile, ma possibile e in questo, però, dovete aiutarci anche Voi. Dovete crederlo per voi stessi, per le vostre famiglie e, vorrei dire, anche per le persone (la società) che con il reato avete offeso e che vorrebbero con la pena, con un carcere duro, inumano, riempire un vuoto, silenziare un dolore, una paura.
Avanti insieme, con speranza e volontà ce la possiamo fare.

Paola Cigarini
Conferenza regionale Volontariato e Giustizia dell’Emilia-Romagna
gruppo carcere città di Modena

Pubblicato da Francesca Valente

giornalista professionista

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