Il fatto è che del Volontariato viene riconosciuta la “bontà”, non la competenza

di Ornella Favero*

Mi colpisce l’assenza del Volontariato e di tutto il Terzo Settore dalla nuova Commissione per l’Innovazione del sistema penitenziario, di recente istituita dalla Ministra della Giustizia, tanto più oggi che il Codice del Terzo Settore parla abbastanza chiaro in materia e mette sullo stesso piano la Pubblica Amministrazione e il Terzo Settore stesso, pur nella diversità dei ruoli, ovviamente.

Il fatto è che la competenza del Volontariato non viene quasi mai riconosciuta. E invece non credo di essere poco realista se dico che oggi c’è una parte consistente di Volontariato che ha notevoli competenze e che se le forma in un continuo processo di crescita, che poi permette di far crescere anche la qualità delle proposte di attività nelle carceri e sul territorio. Basta guardare la formazione organizzata dalla nostra Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia nel progetto “A scuola di libertà”, che è di altissimo livello culturale, una formazione che ha saputo coinvolgere migliaia di studenti di tutta Italia, insegnanti, volontari, operatori della Giustizia, personalità del mondo della cultura, in un confronto complesso con vittime, figli di persone detenute, detenuti, persone che hanno finito di scontare la pena, con la forza delle testimonianze, ma anche dello studio e dell’approfondimento.

Il Volontariato nell’ambito della Giustizia è tra i pochi soggetti in grado di fare proposte innovative di formazione congiunta, portando la ricchezza della sua esperienza (perché una formazione “di settore” senza confronto tra diverse categorie non serve a nulla!). È in grado di proporre iniziative “strutturali” e non progetti spot nell’ambito dell’informazione e della comunicazione su questi temi, basta guardare i Festival della Comunicazione sulle pene e sul carcere organizzati in questi anni dentro e fuori dalle carceri. E ancora, chi potrebbe portare più efficacemente, a proposito di vita detentiva, il punto di vista di quei detenuti, ai quali a tutt’oggi non viene riconosciuta nessuna forma di rappresentanza elettiva?

Il Volontariato e il Terzo Settore hanno il coraggio e le conoscenze per non essere “astratti” nelle loro proposte e per sperimentare e condividere strade nuove. E riescono in molte carceri, e oggi anche nell’area penale esterna, a rendere “nuova” e interessante una parola sempre considerata vecchia e fuori moda come rieducazione.

Ma visto che, lo ripeto, la nostra competenza non è riconosciuta, voglio far parlare, a partire dall’articolo 55 del Codice del Terzo Settore, persone che sostengono le stesse idee che sosteniamo noi, ma lo fanno con i titoli “giusti” per farlo, nell’attesa e con la speranza di essere anche noi volontari “accreditati a parlare” in prima persona nei luoghi dove si decidono questioni importanti come “l’innovazione del Sistema penitenziario”:

–  Scrive Laura Formenti, una delle più importanti formatrici nell’ambito della pedagogia e della educazione degli adulti: “I metodi biografici ed etnografici, la ricerca partecipativa, gli approcci riflessivi e trasformativi, nonostante il successo crescente, ancora si scontrano con un mondo dell’educazione e della ricerca che parte da ben altri presupposti: quelli dell’astrazione, della separazione tra il personale e il professionale, della neutralità del ricercatore rispetto ai suoi oggetti e contesti di ricerca, della “purezza” e oggettività del dato rispetto all’irrompere caotico del vivere incarnato, che invece per definizione è contaminato e contaminante, carico di emozioni, valori, implicazioni politiche e etiche, conflitti, errori, ambiguità” (Formenti, Formazione e trasformazione).

–  Nell’ambito della ricerca “Creare Valore con la Cultura negli istituti di pena” (2018-2019), condotta dall’UniversitaÌ Bocconi in collaborazione con il Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria della Lombardia, i ricercatori hannomappato tutte le “attivitaÌ trattamentali” condotte nei tre istituti di pena milanesi di Bollate, Opera e San Vittore. Lo scopo? Analizzarne le caratteristiche, misurarne il valore, individuare le criticità.

La prima “verità” che emerge dal report, la enuncia Filippo Giordano, ricercatore dell’Invernizzi Center for Research on Innovation, Organization, Strategy and Entrepreneurship, UniversitaÌ Bocconi (ICRIOS), coautore dello studio: «Senza i volontari, in massima parte provenienti dal Terzo Settore, non ci sarebbe reinserimento dei detenuti”, e i numeri in tal senso parlano chiaro, visto che l’80% delle varie attività deriva da iniziative provenienti dall’esterno, mentre solo il 20% è attivato da impulsi provenienti dall’interno degli istituti di pena.

–  Mauro Palma, Garante Nazionale delle persone private della libertà personale, nella sua recente relazione sulla Casa di reclusione di Padova, parla della necessità che la fondamentale cooperazione tra chi amministra e istituzionalmente opera in un Istituto e chi in esso svolge attività volte a saldare proficuamente il rapporto con la realtà esterna, si basi “da una parte, sul rispetto della responsabilità di chi esercita la propria azione in virtù di un mandato pubblico e, dall’altra, sul riconoscimento di quella complementarità essenziale che l’azione di organizzazioni, cooperative, enti esterni costituisce. Non un apporto subalterno, quest’ultimo, né di minore rilevanza”.

–  Stefano Zamagni, professore di Economia, uno dei massimi esperti di Terzo Settore, scrive (Vita 14.09.2021): Se passasse l’idea che dei volontari si possa anche fare a meno sarebbe un grave arretramento sul fronte dello sviluppo umano integrale. Il volontariato, essendo un bene relazionale in sé, ha una missione primaria da testimoniare, quella di far presente in tutte le sedi in cui opera, che è la relazione di reciprocità — non certo i rapporti di scambio e di comando — a conservare solida nel tempo l’amicizia civile. La reciprocità infatti è un dare senza perdere e un prendere senza togliere”. (…)

Il Volontariato ha il compito, fondamentale per la nostra società, di essere generatore di legami di amicizia civile. ‘Amicizia civile’ è un’espressione coniata per primo da Aristotele 2.400 anni fa ed è lo stesso termine che viene ripreso da papa Francesco nella “Fratelli tutti”. Se ci chiediamo qual è il soggetto collettivo che più di ogni altro è creatore di beni relazionali capaci di generare amicizia civile questo è il volontariato. (…) Ebbene, il problema più serio delle società dell’Occidente avanzato è oggi quello di una carenza di fraternità, vale a dire di amicizia civile”.

–  Articolo 55 Codice del Terzo Settore (D.lgs. 3 luglio 2017, n. 117)

Coinvolgimento degli enti del Terzo settore

1. In attuazione dei principi di sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità, omogeneità, copertura finanziaria e patrimoniale, responsabilità ed unicità dell’amministrazione, autonomia organizzativa e regolamentare, le amministrazioni pubbliche (…) nell’esercizio delle proprie funzioni di programmazione e organizzazione a livello territoriale degli interventi e dei servizi nei settori di attività di cui all’articolo 5, assicurano il coinvolgimento attivo degli enti del Terzo settore, attraverso forme di co-programmazione e co-progettazione e accreditamento, poste in essere nel rispetto dei principi della legge 7 agosto 1990, n. 241, nonché delle norme che disciplinano specifici procedimenti ed in particolare di quelle relative alla programmazione sociale di zona.

2. La co-programmazione è finalizzata all’individuazione, da parte della pubblica amministrazione procedente, dei bisogni da soddisfare, degli interventi a tal fine necessari, delle modalità di realizzazione degli stessi e delle risorse disponibili.

3. La co-progettazione è finalizzata alla definizione ed eventualmente alla realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni definiti, alla luce degli strumenti di programmazione di cui comma 2.

4. Ai fini di cui al comma 3, l’individuazione degli enti del Terzo settore con cui attivare il partenariato avviene anche mediante forme di accreditamento nel rispetto dei principi di trasparenza, imparzialità, partecipazione e parità di trattamento, previa definizione, da parte della pubblica amministrazione procedente, degli obiettivi generali e specifici dell’intervento, della durata e delle caratteristiche essenziali dello stesso nonché dei criteri e delle modalità per l’individuazione degli enti partner.

*Presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia e direttrice di Ristretti Orizzonti

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