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Carceri: Come ti costruisco una bufala, e come faccio abboccare giornalisti e politici

di Ornella Favero*

Ma possibile che nessuno si sia insospettito, leggendo gli articoli che hanno inondato il web sulle “casette dell’amore” per i detenuti?

Eppure va bene che siamo abituati, sui temi delle pene e del carcere, a un giornalismo privo di scrupoli, che agisce senza controlli perché tanto i soggetti coinvolti sono soggetti con nessun potere e nessuna voce, ma i segnali di bufala erano inequivocabili: la fonte intanto era sempre la stessa, il quotidiano La Verità, e poi la descrizione del progetto e il pensare che il governo fosse così folle da presentarsi con questo biglietto da visita ai cittadini DOVEVANO far sorgere dei dubbi nel lettore, cito testualmente “Le strutture dovranno ospitare detenuti in regime di carcerazione duro e che quindi non possano godere di permessi premio, fino a un massimo di 24 ore consecutive al mese per fare sesso con la propria consorte, fidanzata, amante”. Ma qualcuno davvero può immaginare la ministra Cartabia e il premier Draghi che stanziano 28 milioni di euro per le amanti dei detenuti condannati al carcere duro?

E allora le cose come stanno? Stanno che la Regione Toscana ha presentato nel 2020 un disegno di legge sull’affettività delle persone detenute e, spiega il Ministero della Giustizia in un Comunicato, “nello scorso mese di marzo la 5a commissione del Senato (Bilancio) ha richiesto al ministero della Giustizia tramite il Dipartimento per i rapporti con il Parlamento una relazione tecnica su una stima di massima dei costi di realizzazione”. I tecnici del Ministero, chiamati a rispondere, hanno trasmesso una valutazione orientativa dell’eventuale impatto economico dell’intervento, ma il Ministero “non ha assunto alcuna iniziativa né ha espresso valutazioni politiche, ma è stato chiamato ad esprimere un doveroso supporto tecnico ad attività di tipo parlamentare”.

Questa vicenda merita però di essere approfondita:

  • è possibile che nessun giornalista o politico abbia pensato di fare delle verifiche di notizie, che apparivano veramente sconclusionate al limite del ridicolo? Il fatto è che siamo abituati, nel nostro Paese, a ridicolizzare nel modo più triste e squallido quello che ha a che fare con gli affetti e con la sessualità delle persone detenute, e riteniamo lecito dire qualsiasi schifezza in materia, a partire dalla solita definizione di “celle a luci rosse”, mentre negli altri Paesi, evidentemente più civili del nostro, si pensa a fare leggi sensate e si capisce che in carcere ci stanno persone, che come tali vanno trattate;
  • è possibile che il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non siano riusciti a fare una comunicazione attenta, tempestiva, precisa, esauriente su questa vicenda? Ci candidiamo allora, con la nostra Rassegna Stampa quotidiana, Ristretti News, a fare noi questo lavoro, e magari a essere riconosciuti e sostenuti, perché sappiamo che tanta parte dell’Amministrazione Penitenziaria legge il nostro Notiziario, e sappiamo anche che per sopravvivere dobbiamo fare i salti mortali;
  • dirigo Ristretti Orizzonti, un giornale di giornalisti detenuti “dilettanti”, e che per giunta, se sono finiti in carcere, è perché spesso nella vita non si sono distinti per il rispetto delle regole, quindi gli dovrei poter portare come esempio i professionisti dell’informazione che fanno questo mestiere da anni, e invece spesso succede il contrario, che siamo noi che stiamo molto più attenti di loro alle parole, ai contenuti, al rispetto dei lettori. Rispetto dei lettori significa rispetto dei lettori “liberi”, e noi lo abbiamo perché le persone in carcere sanno mettersi in discussione, confrontarsi con le vittime, assumersi le loro responsabilità, e rispetto dei lettori detenuti e delle loro famiglie, che in tutta questa storia si sono visti trattati con disprezzo, volgarità, miserabili bugie.

 *Direttrice di Ristretti Orizzonti e Presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia

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